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Piazza Pretoria

La rivoluzione urbanistica del Seicento interessò solo marginalmente quest’importante centro della vita cittadina che già esisteva a pochi metri dai Quattro Canti. La Piazza Pretoria, così detta perché vi si affaccia il prospetto principale del Palazzo Senatorio, o Pretorio.

A caratterizzare questa piazza è la monumentale fontana posta al suo centro. Fontana che in origine non fu realizzata per questa piazza ma era stata costruita nel 1554-55 dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani per la villa fiorentina di Don Pietro di Toledo, marchese di Villafranca e viceré di Napoli, il quale si era trasferito in Toscana per seguire la figlia Eleonora che aveva sposato il granduca di Toscana Cosimo de’ Medici. Morto però il committente, la fontana non fu collocata nel giardino cui era destinata. Il figlio di Don Pietro preferì venderla e nel 1573 la fontana fu acquistata dal Senato palermitano, che deliberò una spesa di circa 30.000 scudi.

Il 26 maggio 1574, la fontana smontata in 644 pezzi dei quali 112 imballati in 69 casse, arrivò a Palermo.  La fontana tuttavia non arrivò completa, alcune sculture si erano rovinate durante il trasporto, mentre altre forse furono trattenute dal proprietario. Tra queste sono da considerare probabilmente le due Divinità oggi custodite nel Museo del Bargello a Firenze, e altre statue che vennero collocate nel giardino privato di don Luigi a Napoli.

A Palermo, per far posto a quest’opera monumentale vennero demolite alcune abitazioni e furono necessari alcuni adattamenti nella ricomposizione dei pezzi e ne furono aggiunti altri. Incaricato della ricomposizione e dell’adattamento della fontana fu Camillo Camilliani, figlio di Francesco, che ultimò i suoi interventi nel 1581, con l’aiuto di Michelangelo Naccherino.

Fu anche necessario cambiare il nome dei quattro grandi gruppi marmorei in origine dedicati ai fiumi fiorentini che vennero sostituiti dai corsi d’acqua palermitani: Oreto, Papireto, Maredolce e Gabriele. In questo fu prezioso collaboratore il poeta monrealese Antonio Veneziano che in volgare e in versi latini spiegò il simbolismo delle statue e le ragioni dei loro accoppiamenti.

Anche la spiegazione del significato delle statue “della vergogna” è stato abbinato ai distici del poeta per meglio significare le emozioni che all’epoca suscitarono. La vergogna non era riferita alla nudità dei corpi ma all’ingente cifra corrisposta dal senato cittadino per l’acquisto della fontana in un momento storico di miseria, epidemie e carestia. Giocando sull’ambivalenza tra la nudità delle statue e la rappresentazione della corrotta municipalità cittadina i palermitani soprannominarono la piazza, “piazza della Vergogna”.

Ancora oggi, la monumentalità e originalità della fontana Pretoria fa passare in secondo piano, agli occhi del visitatore, gli altri elementi che caratterizzano la piazza, e che meritano di essere ricordati. Lo stesso Palazzo Pretorio, fondato nel 1300 ma eretto nella sua forma attuale nel 1470, con la monumentale facciata principale adorna della statua di Santa Rosalia e con un’aquila marmorea sul portale; sulla facciata riccamente decorata, alcune lapidi ricordano gli eventi storici cittadini. All’interno del palazzo, oggi sede del Comune, sono custodite pregevoli opere d’arte. Su un altro lato della piazza, il monastero di suore domenicane e la chiesa di Santa Caterina, costruita tra il 1566 e il 1596, dominata da un’ampia cupola settecentesca. La facciata, in stile tardo rinascimentale, presenta due livelli scanditi da lesene, con portale unico. All’interno, a navata unica con tre cappelle in stile rococò per lato, si trova una ricchissima decorazione marmorea e affreschi settecenteschi, che ne fanno una delle chiese più ricche di Palermo.

 

 

 

 

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